malattie infettive prevenibili con le vaccinazioni



MORBILLO



Il morbillo viene causato dal Morbillivirus della famiglia dei Paramyxoviridae.

Tutti i ceppi di morbillo studiati sono di un unico tipo antigene e dalla sua somiglianza con il virus della dissenteria del cane a ancora di più con quello della peste bovina si presume che abbia una storia evolutiva in comune. Probabilmente, a causa della vita in vicinanza con gli animali domestici, quando i nostro avi avevano cominciato a costruire villaggi e ad abbandonare la vita da cacciatori e raccoglitori i vari tipi di virus sono riusciti a fare - prima o poi - il salto fra le specie, causando così nuove e gravi malattie infettive per l'umanità.

L'uomo è l'ospite naturale del virus del morbillo ma è anche molto contagioso per le scimmie.

Entra dalle alte vie respiratorie e da lì si diffonde prima nei linfonodi e da lì in tutto l'organismo. Ad oggi si conoscono due molecole ricettori presenti sulle cellule attraverso le quali il virus del morbillo riesce ad entrare nelle cellule: CD46 e CD150, quest'ultimo anche conosciuto con il nome SLAM). Le CD46 si trovano in molte cellule come quelle delle mucose, che coprono la maggior parte delle cavità come il naso, la faringe, i bronchi i polmoni e l'intestino ed anche cellule endoteliali che rivestono i vasi sanguigni etc. Le CD150 sono presenti su linfociti B e T attivati e su cellule che presentano al sistema immunitario gli antigeni. Anche cellule nervose del cervello hanno le molecole CD46 e possono essere infettate dal virus del morbillo. Anche la forte immunodepressione che il morbillo provoca è dovuta alla suscettibilità di varie cellule del sistema immunitario che vengono infettate e distrutte dai virus e ci sono anche altre vie con cui il virus indebolisce il sistema immunitario del malato di morbillo. Questa immunodepressione persiste settimane o addirittura mesi dopo la malattia acuta.

E' una malattia altamente contagiosa (a partire dai giorni prima della comparsa dei sintomi) e si trasmette solo con contatto diretto tra le persone attraverso le gioccioline delle secrezioni che si diffondono nell'aria con gli starnuti e la tosse. Al contrario di altre malattie esantemiche, il morbillo non può essere trasmesso attraverso la cute perché il virus non è presente nella pelle nonostante le manifestazioni della malattia.

Nel libro "Trattato Italiano di Medicina Interna" pubblicato nel 1931, periodo in cui nessuno sfuggiva al morbillo, i sintomi vengono descritti minuziosamente. Riporto questa descrizione dei sintomi del morbillo perché mi sembra importante sapere qualcosa di più su questa malattia per valutare bene i rischi che i bambini corrono se non vengono vaccinati (il testo è scritto in un italiano un po' vecchiotto):

Sintomatologia

Il periodo d'incubazione, che va dal momento del contagio alla comparsa dei primi segni, dura in media 10-11 giorni; decorsi più brevi di 8 giorni oppure più lunghi di 12-14 giorni sono rari. Durante questo stadio lo stato generale non è modificato; qualche volta si potrà notare diminuzione o mancanza dell'appetito, cefalea, facile stancabilità, pallore, lievi disturbi gastro-intestinali. Negli ultimi giorni del periodo d'incubazione invece sarà possibile osservare leggeri aumenti della temperatura o della frequenza del polso, ed anche infiammazione di modico grado delle congiuntive, del naso e del faringe.

Questi sintomi, dapprima appena accennati, vanno man mano aumentando, e così si inizia il periodo prodromico, durante il quali i sintomi infiammatori acquistano un grado più elevato tanto da giustificare la denominazione di periodo catarrale. Spesso questo periodo inizia subdolamente per aggravamento progressivo dei sintomi ora accennati, ma con altrettanta frequenza esordisce bruscamente sorprendendo il bambino in pieno benessere.

Durante questo stadio l'infiammazione delle congiuntive non tarda ad aggravarsi, la lacrimazione è intensa, le palpebre si presentano tumefatte ed arrossate ai lati, le ciglia sono conglobate da crosticine giallastre ed agli angoli palpebrali si raccolgono delle goccioline di catarro giallastro denso; tutto ciò arreca non poco disturbo ai piccoli pazienti, che sono indotti a soffregarsi spesso le palpebre per il fastidio, mentre per la fotofobia rifuggono dal vedere la luce.

Nello stesso tempo la mucosa nasale appare tumefatta ed arrossata, dalle narici cola un catarro giallastro vischioso e tenace. Oltre ai frequenti sternuti, la tosse secca e breve indica lo stato infiammatorio delle vie aeree superiori e può talvolta diventare molto tormentosa.

La febbre sin dall'inizio dei prodromi sale a 38° - 39,5°, ma ridiscende il secondo giorno fino quasi al normale; lo stato generale però si presenta quasi sempre compromesso; i bambini sono piagnucolosi, rifiutano il cibo, talvolta sono agitati ed irrequieti, tal'altra rifuggono dalla luce e chiedono di essere lasciati tranquilli.

In qualche caso questi sintomi sono soltanto accennati, così il quadro non differisce da quello di un raffreddore più o meno intenso.

Il periodo prodromico dura in media 1-3 giorni; è però più lungo quando il periodo d'incubazione si dimostra insolitamente breve; in questi casi esso può durare 5-7 giorni per modo che dal contagio alla comparsa dell'esantema passano quasi costantemente 14 giorni.

Oltre ai fenomeni catarrali, obbiettivamente, durante questo periodo non si osserva nulla di caratteristico. Soltanto l'esame del cavo orale può in qualche caso illuminare la diagnosi (...) ed un arrossamento comune delle tonsille, del velopendulo e dei pilastri si potrà alle volte osservare sulla mucosa delle guance, preferibilmente di fronte ai molari inferiori, un certo numero di macchioline grandi quanto una capocchia di spillo, di colorito rosso chiaro, che mostrano nel centro un punticino biancastro lucente; l'insieme di queste macchie di Koplik somiglia ad una fine spruzzatura di calce ed è molto caratteristica.

Il numero di macchie varia considerevolmente da caso a caso; ora se ne trovano molte, ora invece esse si riducono a 2-3. Il loro numero aumenta nei giorni che precedono l'esantema, ma con la comparsa di questo scompaiono rapidamente, perdendo dapprima il punticino biancastro, residuando una leggiera macula rossa e talvolta solo un punticino emorragico. Le macchie di Koplik compaiono di solito 2-3 giorni prima dell'esantema, raramente anche 5-6 giorni prima, ed essendo specifiche per la infezione morbillosa hanno grande importanza diagnostica. Esse sono facilmente riconoscibili, purché siano cercate con accuratezza e con buona luce; solo difficilmente si potrà confonderle col mughetto, mentre dalle briciole di biscotto o di caseina sono facilmente distinguibili perché queste ultime si asportano agevolmente.

La constatazione delle macchie di Koplik basta per la diagnosi di morbillo; però io ho l'impressione che esse si riscontrino meno frequentemente dell'80-90% come alcuni autori ammettono.

Spesso, poco dopo la comparsa delle macchie di Koplik, e sempre 24-48 ore prima dell'eruzione cutanea, si osserva l'enantema sulla mucosa orale. Questa eruzione corrisponde esattamente alla eruzione esterna, è composta di macchie irregolari di colore rosso, della grandezza di una lenticchia, preferisce il palato duro ed velopendulo, ma si presta poco per la diagnosi, perché non è appariscente.

(...)

Nella maggioranza dei casi al 2° o 3° giorno, con la comparsa delle prime macchioline sulla cute, si inizia il periodo esantemico. La macchia all'inizio è piccola, varia da una testa di spillo a una lenticchia, ha un colorito rosso acceso e mostra quasi sempre, osservando attentamente, al centro della piccola papula una ghiandola sebacea o un follicolo pilifero. Le singole efflorescenze non tardano ad ingrandirsi, e col diffondersi dell'esantema fra l'una e l'altra ne spuntano sempre delle nuove, così che molte confluiscono formando delle chiazze irregolari e frastagliate, qualche volta di grande estensione. All'inizio la macula morbillosa non è rilevata sul piano cutaneo, ma successivamente si inturgidisce ed allora a luce incidente si constata facilmente che la efflorescenza è prominente sulla cute; qualche volta al centro della papula si forma anche una vescichetta (morbillo vescicoloso). Il colore, che in principio è rosso chiaro, diviene man mano scarlatto e poi rosso cupo. E' caratteristica al centro della macchia morbillosa una piccola saglienza puntiforme che corrisponde allo sbocco di una ghiandola sebacea o sudorifera; queste ghiandole durante l'infezione segregano più attivamente che di norma così che la cute del morbilloso al tatto desta una sensazione untuosa.

Le prime efflorescenze compaiono per lo più sulla cute del volto, intorno agli occhi, alla bocca, alle tempie e specie dietro gli orecchi; però anche nei casi a decorso regolare possono comparire primitivamente sul dorso e lasciar libero il capo ed il volto. Successivamente l'esantema si estende al collo, alla parte superiore del tronco, alle braccia, poi all'addome, alle natiche, alle cosce ed infine agli avambracci ed alle gambe, alle mani ed ai piedi. La diffusione è rapida, così che in 1-2 giorni tutto il corpo è interessato, non rimanendo libera alcuna regione. Talvolta le singole macchie presentano una particolare tendenza alla fusione: si parla allora di morbillo confluente. In questo caso la osservazione attenta lascia sempre scorgere qualche tratto di cute sana, che permette di fare la diagnosi. Talvolta, anche nei casi a decorso benigno, in qualche punto dell'esantema si verificano degli stravasi sottocutanei, in modo che la efflorescenza acquista allora un colore bluastro scuro, che passa poi per tutte le gradazioni cromatiche proprie dei versamenti emorragici.

Con la comparsa dell'esantema anche il quadro clinico subisce di solito un notevole mutamento. La febbre, che dopo un iniziale aumento era discesa nel 2° e 3° giorno del periodo prodromico, subisce un brusco rialzo fino a 39° - 40°, preceduto da brivido e talora anche da vomito e convulsioni; con la diffusione dell'esantema aumenta di solito anche la febbre, così che non sono rare temperature di 40-41°, accompagnate spesso da delirii. Corrispondentemente alla temperatura è aumentata anche la frequenza del polso; l'anoressia ostinata, la fotofobia ed i fenomeni catarrali a carico della mucosa della congiuntiva, del naso e delle fauci sono aumentati. La tosse rauca ed abbaiante reca non poco disturbo al piccolo infermo. Non raramente esiste anche epistassi; l'emoptoe, invece è eccezionale; la voce per lo più è afona.

La respirazione è affrettata, specie se esiste, come spesso, una bronchite diffusa.

La milza è ingrandita lievemente. L'alvo può essere stittico talvolta anche diarroico.

L'orina è diminuita di quantità, ma proporzionalmente più concentrata; può contenere modiche quantità di acetone e nella maggioranza dei casi è positiva anche la diazoreazione.

La temperatura durante tutto il periodo eruttivo, che dura in media 3-5 giorni, si mantiene sempre alta, oscillando tra 30° e 40° con remissioni mattutine ed esacerbazioni serali. Però al 3° - 4° giorno la febbre rapidamente scompare o precipitando bruscamente o raggiungendo in 1-2 giorni, a gradini, i valori normali.

Con la caduta della febbre si inizia virtualmente il periodo della convalescenza; tutti i sintomi allora regrediscono: innanzi tutto il sensorio ritorna normale, poi il bambino riacquista il suo umore, chiede l'alimento, riprende i suoi giocattoli. La tosse, che non aveva cessato di tormentare il paziente, e la fotofobia scompaiono, la congiuntivite e l'infiammazione rinofaringe diminuiscono di intensità e nello stesso tempo l'esantema impallidisce e scompare nel medesimo ordine col quale era comparso. Nella maggioranza dei casi l'esantema è seguito da una desquamazione furfuracea o a grosse lamelle.

Trattato Italiano di Medicina Interna a cura dell'Istituto Biochimico Italiano - 1931 - IX° Società editrice libraria Milano © Istituto Biochimico Italiano

Questa era la descrizione di un tipico caso di morbillo senza complicanze. A questo quadro clinico si possono aggiungere le seguenti complicazioni (l'incidenza si riferisce ai paesi industrializzati, nei paesi in via di sviluppo le gravi complicanze sono molto più frequenti e si aggiunge anche la cecità). Bambini di meno di 5 anni e adulti di 20 anni o più corrono un più alto rischio di complicanze:

  • otite media (7%)

  • polmonite virale o da una superinfezione batterica (6%)

  • encefalite (infiammazione del cervello che può portare a perdita dell'udito o a danni cerebrali permanenti) (1 su 1000 casi)

  • convulsioni (0,6 - 0,7%)

  • morte durante la malattia acuta (1 o 2 su 1000 casi)

  • SSPE (panencefalite sclerosante subacuta) 1-4 ogni 100.000 casi (che sale a 18 per 100.000 casi se il morbillo viene contratto quando il bambino è molto piccolo). Sono anche stati riportati dati che indicano un rischio di 27,9 casi ogni 100.000 casi. Si tratta di una complicanza neurologica tardiva del morbillo che dura mesi o anni, con esito sempre infausto. In media i primi sintomi compaiono ca. 7 anni dopo la malattia acuta. Per i bambini che hanno contratto il morbillo nei primi due anni di vita il rischio di SSPE è più alto.

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